(clicca sulle foto per ingrandire)
giovedì 18 aprile 2013
martedì 16 aprile 2013
MILANO: TUTTE LE SCUSE BUONE (ORA QUELLA DEI ROM ) PER NON RISOLVERE IL DRAMMA (DI TUTTI) DELLE CASE POPOLARI
Ci dispiace, ma dobbiamo parlare fuori dal coro. Non schierandoci con nessuno se
non con la verità. Milano ha in comune, con le grandi metropoli l'annosa e
irrisolta questione delle case popolari.Un diritto, quello dei meno abbienti, di
avere un alloggio sociale, sembra diventato una chimera. Decine di migliaia le
famiglie che l'hanno richiesta finora, una fila enorme. Pochissime quelle
assegnate ogni anno. Tantissimi quelli che o non l'avranno mai o tra molto
tempo.Poi i fenomeni di contorno: un canone che molti definiscono basso (ma se
ciò sia vero occorrerebbe confrontarlo col reddito dell'inquilino), condizioni
degli alloggi spesso pietose, senza manutenzione perchè non ci sono i soldi.
Tanta morosità negli affitti, tante occupazioni abusive, alloggi in deroga
concessi con modalità da sempre molto chiacchierate.I malumori di chi paga tutte
le imposte perchè magari ha un reddito fisso, nei confronti di chi, lavorando in
nero o avendo un lavoro autonomo, scavalca il primo pur pagando meno tasse del
dovuto. I risentimenti degli italiani verso gli stranieri che spesso li
sopravanzano in graduatoria e hanno la casa prima. Ma la vera mina vagante è la
questione Rom. Se l'amministrazione è di centro destra, l'imperativo è:
cacciarli. Ma l'Unione Europea ci ha condannati (giustamente) per violazione dei
diritti umani . Se di centro sinistra : una politica di accoglienza che però ha
dei prezzi amari: soldi per garantire strutture ai rom che stranamente arrivano
prima di quelli destinati alle altre esigenze abitative dei residenti, paura per
i campi sia per i quartieri adibiti a civili abitazioni che per le attività
commerciali.
La cattiva politica (che abita dappertutto nei vari schieramenti) se ne approfitta per accampare scuse e per non risolvere i problemi. Si bada solo a soddisfare le pulsioni dei rispettivi elettorati, sperando di essere premiati alle prossime scadenze elettorali.
E' anche il fallimento della democrazia decentrata, per certi versi, in quanto è la dimostrazione che dal basso, nelle zone e nei comuni, i meccanismi di partecipazione non sono veramente efficienti e disgregano il tessuto democratico. Una guerra tra poveri, come tante, che nasce e si sviluppa nella capitale economica del Paese. Una vergogna, senza giustificazioni, perchè non vi sono ostacoli al libero esplicarsi delle prerogative di governo delle maggioranze che reggono le amministrazioni locali. Il sistema elettorale comunale è infatti unanimemente considerato come quello riuscito meglio, rispetto ad altri livelli istituzionali. Quindi non è un problema di governabilità ma di incapacità e di faziosità strumentale della classe politica e amministrativa locale. Le maggioranze si alternano ma tutte le scuse sono buone per non sistemare dal punto di vista abitativo tutti i cittadini bisognosi. Quello dei Rom è solo un pretesto per la polemica politica. Basterebbe copiare quanto fatto in altri paesi europei dove le problematiche del rapporto di questa comunità con il restante territorio sono state affrontate e risolte da anni.
La cattiva politica (che abita dappertutto nei vari schieramenti) se ne approfitta per accampare scuse e per non risolvere i problemi. Si bada solo a soddisfare le pulsioni dei rispettivi elettorati, sperando di essere premiati alle prossime scadenze elettorali.
E' anche il fallimento della democrazia decentrata, per certi versi, in quanto è la dimostrazione che dal basso, nelle zone e nei comuni, i meccanismi di partecipazione non sono veramente efficienti e disgregano il tessuto democratico. Una guerra tra poveri, come tante, che nasce e si sviluppa nella capitale economica del Paese. Una vergogna, senza giustificazioni, perchè non vi sono ostacoli al libero esplicarsi delle prerogative di governo delle maggioranze che reggono le amministrazioni locali. Il sistema elettorale comunale è infatti unanimemente considerato come quello riuscito meglio, rispetto ad altri livelli istituzionali. Quindi non è un problema di governabilità ma di incapacità e di faziosità strumentale della classe politica e amministrativa locale. Le maggioranze si alternano ma tutte le scuse sono buone per non sistemare dal punto di vista abitativo tutti i cittadini bisognosi. Quello dei Rom è solo un pretesto per la polemica politica. Basterebbe copiare quanto fatto in altri paesi europei dove le problematiche del rapporto di questa comunità con il restante territorio sono state affrontate e risolte da anni.
giovedì 11 aprile 2013
AL VIA A MILANO IL PROCESSO PER L'AVVELENAMENTO DI UN FARMACISTA DA PARTE DI UN IMPRENDITORE DELL'AUTOTRASPORTO: IPOTESI INQUIETANTI AL VAGLIO DEI GIUDICI
Molti ricorderanno il fatto di cronaca
che ebbe qualche tempo fa risonanza nazionale. L'anomalo omicidio,
tramite avvelenamento, da parte di un imprenditore in difficoltà
dell'”amico” farmacista.
La vicenda torna alla ribalta (lo
testimonia l'articolo apparso ieri sulla cronaca milanese di
Repubblica e che qui riportiamo) perchè è arrivato il momento
dell'inizio del processo. Saranno i giudici a dirimere la questione e
non sarà un compito facile. Certo, la linea difensiva
dell'imprenditore scelta da parte dell'Avvocato Andrea Benzi, del
Foro di Milano, se le gravi ipotesi che innanzitutto la Squadra
Mobile ha avanzato (delitto consumatosi all'interno di un giro di
usura in cui sono coinvolti anche pregiudicati appartenenti a clan
mafiosi) saranno confermate dai giudici , non potrà non dipingere
anche un preoccupante affresco delle condizioni nelle quali la
piccola impresa oggi si trova a operare nel nostro Paese, in
particolare al nord. L'imprenditore, Gianfranco Bona, era a capo di
una impresa dell'autotrasporto che contava una ventina di dipendenti.
Il nostro Sindacato, l'AGL, si è adoperato in prima persona, nei
mesi scorsi, tramite accordi individuali stipulati in sede sindacale,
affinchè per i lavoratori fosse garantita una uscita indolore
dall'azienda ormai cessata e a rischio di fallimento. Una vicenda
amarissima che dimostra come due questioni, pur da tempo all'ordine
del giorno della polemica politica (le Pubbliche Amministrazioni che
non saldano i propri debiti con le imprese fornitrici e il ruolo
sconcertante da parte del sistema bancario nel creare più difficoltà
possibili al sistema delle imprese e ai suoi lavoratori) irrisolte
per mancanza di volontà da parte di chi ha governato finora il
Paese, stanno mietendo vittime (pensiamo ai suicidi) tra
imprenditori, professionisti e soprattutto i lavoratori e le loro
famiglie che finiscono sul lastrico. In Italia si suol dire che il
potere pubblico si muove tardi sulle situazioni più a rischio e solo
quando ci scappa il morto. Ecco, qui non solo i morti ci sono da mesi
ma abbiamo l'impressione che un po' tutti ci stiamo facendo
l'abitudine. Non solo quindi un paese in decadenza per la crisi
globale ma, purtroppo , un'Italia che sta sempre più sprofondando
nell'indifferenza, nella violenza e nella barbarie. Inutile dire che
se è la mafia l'unico prodotto italiano per il quale va a gonfie
vele sia l'esportazione (valga a dimostrarlo l'ultimo libro di
Saviano in cui si osserva che il modello italiano è sempre più il
punto di riferimento per le più spietate cosche nel mondo) sia il
mercato interno (assieme all'usura può entrare nelle vite di tutti,
come questo fatto di cronaca conferma) allora sono in pericolo la
convivenza civile e la democrazia. E significa pure che la spinta
propulsiva delle vecchie associazioni anti mafia e anti usura forse
si è esaurita e finalmente è arrivata l'ora che ogni partito, ogni
sindacato (come noi dell'AGL), ogni organizzazione datoriale, ogni
ordine professionale debba prendere in mano queste bandiere, senza
più delegarle ad avanguardie solitarie.
domenica 24 marzo 2013
LOMBARDIA: NELL'ATTESA DEL NUOVO, AI LAVORATORI NON RESTA CHE PIANGERE
In Lombardia, da qualche settimana, c'è
un nuovo governatore il quale , forse memore della lontana esperienza
come Ministro del Lavoro, ha inaugurato il proprio mandato
incontrando i dirigenti regionali della Triplice sindacale (alla
faccia della novità). I quali, quasi sorpresi da tale apertura ed
esposizione mediatica, non si sono risparmiati in complimenti ed
apprezzamenti. Pur facendo presente che si aspettano da lui
fondamentalmente soldi per tamponare l'emergenza sociale che, se
andrà avanti di questo passo, rischia di mettere in discussione
l'esistenza delle istituzioni nazionali e locali nonché degli stessi
sindacati storici.
Qualche organo di stampa, evocando la
consapevolezza che da sempre si ha a Milano di essere un po' il
laboratorio di tutto quanto sa produrre di nuovo il Paese, ha cercato
di personalizzare questa chance di ripresa, individuando le presunte
punte di diamante, coloro che in un futuro lontano ricorderemo
(speriamo!) essere stati protagonisti della salvezza. Un po' come
quelle squadre che, avvicinandosi i mondiali, mettono in vetrina i
loro campioni. Sappiamo però non essere infrequente che qualcuno di
essi, alla fine della rassegna, deluda , a vantaggio, magari, di
qualche altro protagonista che emerge all'improvviso da dietro le
quinte. Una delle caratteristiche dei nostri tempi è l'assunzione
dell'”impresa” quale bene assoluto. Una volta si era consapevoli
che qualsiasi evoluzione non avrebbe potuto verificarsi senza un
contributo determinante del mondo del lavoro, inteso come quello dei
dipendenti (all'epoca gli atipici non erano diffusi come ora) . Oggi,
addirittura, viene , consciamente o meno, identificato il mondo del
lavoro e della produzione come costituito unicamente dalle imprese o
dagli imprenditori. Il lavoro dipendente o precario viene percepito
come una palla al piede, gente incapace di farsi da sé, che accampa
solo diritti e si rifiuta di accettare doveri, che vuole essere
mantenuta, appunto da chi produce e tira la carretta. Ne discende la
svalutazione di tutti coloro che, ad esempio, dirigono i sindacati,
conferendo eventualmente, piccoli riconoscimenti solo a quei
sindacalisti più responsabili, disponibili al dialogo e al
compromesso con quello che una volta si chiamava padronato. Il nostro
non è ancora un paese straccione e non c'è dubbio che gran parte di
coloro che compongono la classe dirigente imprenditoriale conservano
un portamento e dei modi che ancora fanno intravvedere le tracce di
quella che tempo fa si chiamava aristocrazia industriale. Sempre in
Lombardia, anche la politica, più velocemente che altrove (siamo a
Milano, no?) ha saputo cambiare volto (solo quello). L'attuale
presidente ha ormai una lunga storia politica ed istituzionale e
certe uscite ed episodi rivoluzionari sono solo un lontano ricordo.
Sembrerebbe, quindi, uno schieramento pienamente all'altezza dei
compiti che l'attendono. Ma qualcosa ci dice che questa è soltanto
una speranza che ha poca possibilità di trasformarsi in realtà.
Anche se nel salone i balli sono ripresi, l'iceberg si avvicina e i
condottieri, per storia personale, non sono, ad una attenta analisi,
così rassicuranti. Ad esempio un tratto che li accomuna è quello
di essere dei superstiti della bufera che ha colpito i loro partiti e
associazioni. E, come accade spesso, non sono sempre i migliori a
sopravvivere ai disastri. Uno, ad esempio, è scampato a una mancata
estinzione del proprio movimento, presente solo in una parte del
paese e con obbiettivi perseguiti solo a parole ma lontani dal
tradursi in fatti, dopo una ondata di scandali e sospetti di
inquinamento ad opera della criminalità organizzata, dovendo fare
fuori un capo vecchio, stanco e malato in fretta e furia, senza un
convincente ricambio della classe dirigente. Tanto che il vecchio
governatore , appartenente agli alleati/rivali, dopo vent'anni ha
lasciato ma sarà difficile che il sistema di potere edificato lasci
poi così libero di agire chi è subentrato. Un altro si è visto
proiettato ai vertici della sua Associazione, pur , per sua
ammissione, non possedendo i requisiti del leader carismatico, dopo
la fine del mandato di una presidentessa tanto sensibile alle sirene
politiche montiane quanto incapace di cogliere il tentativo, da parte
del top manager della più grande industria italiana , solo per
perseguire interessi del proprio gruppo, di delegittimare la ragion
d'essere di quella storica associazione. Un altro di essi a sua
volta subentrato , non di recente, non per meriti propri ma per
tamponare il vuoto di un predecessore dimissionario coinvolto in
scandali e vicende giudiziarie : Egli verrà ricordato solo per
essere stato protagonista di un processo di unificazione delle
confederazioni del commercio e dell'artigianato che ha prodotto un
entità che oggi conta meno della somma degli addendi, categorie con
le quali nessun governo ha mai stretto accordi in prima battuta ma ha
solo e sempre chiesto la ratifica (irrefutabile) di intese già
raggiunte con soggetti datoriali ben più potenti. Un altro ancora,
fresco di nomina, è stato arruolato a causa dei problemi giudiziari
dell'ex presidente relativi al periodo in cui egli era a capo di uno
dei primi tre gruppi bancari del paese e oggi non trova di meglio
che prenderci in giro dichiarando da una parte che vorrà banche
indipendenti dalla politica e, subito dopo, che le stesse
perseguiranno interessi sociali tramite le fondazioni (che tutti
sappiamo essere il veicolo di influenza di certi partiti sulle banche
stesse).
Tutti questi signori,
rispettabilissimi, non ci spiegano però come sarà possibile, in
queste condizioni, che la Lombardia abbia dallo Stato e dal Governo
le risorse da redistribuire (seppur le promesse, alle parti sociali,
sono state già fatte) e cosa intendano proporre, di nuovo, nelle
relazioni sindacali, sempre che si sia convinti che un qualche
contributo, dal mondo del lavoro, quello vero, sia necessario e
desiderato. Poichè, forse non tutti se ne sono accorti, con questa
storia della CGIL e della FIOM che dicono no a tutto (e bloccano
qualsiasi modernità) da una parte e , dall'altra, che gli unici
sindacati buoni (come gli indiani) sono quelli morti (ossia quelli
che firmano con loro accordi in danno dei lavoratori) l'economia è
ferma, i soldi non si vedono più, i giovani laureati emigrano e in
mezzo rimangono lavoratori, famiglie e micro imprese con i mesi di
vita contati. Se sono questi coloro a cui dovremo affidare la ripresa
della Lombardia e dell'Italia allora potremo stare davvero freschi.
venerdì 22 marzo 2013
SABATO 23.3.2013, ORE 17, MILANO, IL SEGRETARIO GENERALE INCONTRA I LAVORATORI FILIPPINI
Domani, sabato 23.3.2013, alle ore 17, presso la sede AGL di Milano, il Segretario Generale dell'AGL Roberto Fasciani incontrerà i lavoratori e le lavoratrici filippine.
domenica 17 marzo 2013
DANIEL PLESEA: “INSIEME PER COSTRUIRE IL FUTURO DI TUTTI”
Saluto tutti i lavoratori del
Commercio, del Turismo e dei Servizi della città e della provincia
di Milano.
Vorrei presentarmi facendo cenno ad
alcune mie importanti esperienze. Pur se relativamente giovane (36
anni) ho una lunga storia di lavoro in molti paesi d'Europa: Belgio,
Germania, Francia, Olanda, Ungheria, Bulgaria, Russia, Moldavia,
Turchia.
Ho sempre lavorato duramente e solo da
poco tempo ho ritenuto fosse il momento di impegnarmi seriamente nel
Sindacato. Allo scopo, soprattutto, di poter aiutare e difendere i
lavoratori e , cosa più importante, di cercare di cambiare in
maniera incisiva il sistema lavorativo e i processi di inserimento al
lavoro.
In particolare , poi, non dobbiamo
dimenticare che il mondo del lavoro vede ormai una altrettanto
importante presenza sia degli uomini che delle donne.
E tutto ciò in una fase di crisi senza
precedenti che richiede, ancor più di ieri, la capacità di creare
rapporti, collegamenti, sinergie tra tutti gli ambiti produttivi
coinvolti.
Ogni parte del mondo del lavoro ha la
sua importanza per la nostra crescita economica e per il benessere
delle famiglie.
Per questo motivo la mia Federazione
cercherà di intervenire con pari forza e incisività in tutti questi
settori, nessuno escluso.
Ho intravvisto in quanto fatto fin
d'ora dall'AGL proprio questa mia tensione e ciò mi ha convinto ad
accettare senza riserve e con entusiasmo la loro proposta che io mi
impegnassi con tutto me stesso nell'attività di dirigente sindacale
a tempo pieno.
Ho nella mia vita operato nei più vari
campi (dal Turismo ai Lapidei) acquisendo numerose specializzazioni
professionali . Questa concreta esperienza , indispensabile a mio
parere per poter essere un buon sindacalista, sarà senz'altro
fondamentale per far crescere il mio gruppo dirigente e la presenza
dell'ALCAMS-AGL nelle Aziende. Metterò a disposizione di tutti il
mio vissuto.
Mi aspetto di incontrarvi presto di
persona e sono a vostra disposizione per affrontare e risolvere
insieme ogni problema lavorativo, operando con rispetto per tutti i
lavoratori e le Aziende di tutti i rami del nostro settore.
DANIEL PLESEA
Segretario Provinciale di Milano
dell'ALCAMS-AGL
NUOVO SEGRETARIO PROVINCIALE DI MILANO DELL'ALCAMS-AGL
E' Daniel Vasile Plesea cui tutta la
Confederazione rivolge i migliori auguri di buon lavoro.
Questi i suoi recapiti:cell.
3894730850, e-mail ro_daniel@yahoo.com,
CATEGORIE DI COMPETENZA DELL'ALCAMS-AGL
Terziario, Turismo, Servizi, Agenti
immobiliari, Agenti e rappresentanti, Agenzie di lavoro interinale,
Grande distribuzione, Cooperative di Consumo, Terziario Avanzato,
Alberghi, Mense, Ristorazione collettiva, Imprese di viaggi e
turismo, Pubblici esercizi, Stabilimenti balneari, Acconciatura ed
estetica, Amministratori di condominio, Dipendenti da istituti per il
sostentamento del clero, Lavoro domestico, Colf, Badanti, Farmacie,
Imprese di Pulizia, Portieri, Studi professionali, Terme, Vigilanza
privata
Iscriviti a:
Post (Atom)





