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sabato 8 giugno 2013

POSTE ITALIANE: EMERGENZA RECAPITO

(di Yasmina )

In base alle norme vigenti cui deve attenersi Poste Italiane SpA – ma ciò accade in tutto il mondo – il postino , per consegnare una raccomandata, deve suonare al citofono. Se il destinatario non risponde, deve lasciare un avviso. Ma prima di lasciarlo, deve assicurarsi che la persona non ci sia effettivamente. E se accade che nello stesso condominio non siano presenti in quel momento diverse persone? Oppure che qualcuno non sia in grado di rispondere perchè malato o handicappato? Ebbene, il postino dovrebbe caso per caso salire e consegnare la raccomandata alla porta. Ma la maggior parte di essi non lo fa. Si riempiono gli atri dei palazzi di avvisi che ben presto si trasformano in carta straccia e finiscono nella spazzatura. E questo è un grave disservizio che procura danni economici e morali.
La colpa ovviamente non è dei postini ma di chi li dirige e dell'Azienda.La quale ha sempre più problemi. E non solo nella fase della consegna.
Dagli organi di stampa emergono i continui disagi causati da ricorrenti problemi gestionali dell’azienda Poste italiane S.P.A.
In Italia non tutti gli sportelli operano a servizio del pubblico, anzi alcuni di essi restano chiusi, creando non pochi disagi agli utenti, costretti ad estenuanti file per il pagamento di una semplice bolletta. La mancanza di sportelli a causa della carenza di personale, risulta essere solo una delle anomalie , che - sommata a tante altre - sta agitando i cittadini costretti ad adeguarsi agli sportelli naturalmente con spirito di rassegnazione e sopportazione.
Rimpiangiamo tutti gli anni in cui le Poste erano un Ente Pubblico e si occupava del suo compito: la consegna della posta e non , come accade ora in prevalenza, di servizi finanziari. Il problema della riorganizzazione degli uffici postali sta mettendo in crisi le famiglie di lavoratori e pensionati a causa delle attese interminabili per poter effettuare il pagamento di un conto corrente, per poter ritirare la pensione e per qualsiasi altra operazione postale, poiché tutti i servizi vengono erogati da pochissimi sportelli.
La difficoltà, nell’usufruire dei servizi postali ,diventa insostenibile ed è palese il fatto che il personale addetto agli sportelli, pur prodigandosi, è assolutamente carente rispetto ai compiti che è chiamato a svolgere.Siamo di fronte a un depauperamento dei servizi minimi essenziali , grave, perché incide su utenti per lo più anziani , malati, handicappati.
E' uno stillicidio di segnalazioni. L'ultima, quella di oggi: Foggia sepolta dalle raccomandate (clicca sul seguente link:http://foggia.ilquotidianoitaliano.it/dalla-provincia/2013/04/news/foggia-sepolta-da-raccomandate-poste-italiane-apra-nuovi-uffici-23067.html/ ).
Speriamo che il nuovo Governo che si sta formando assegni la giusta attenzione a questi fattori di disagio, che riguardano tutto il Paese, e che abbia il coraggio di bloccare immediatamente processi di ristrutturazione e riorganizzazione scellerati evidentemente orientati da interessi privatistici molto distanti da quello pubblico di garantire il buon funzionamento al servizio essenziale del recapito della posta.

YASMINA 

martedì 16 aprile 2013

MILANO: TUTTE LE SCUSE BUONE (ORA QUELLA DEI ROM ) PER NON RISOLVERE IL DRAMMA (DI TUTTI) DELLE CASE POPOLARI

Ci dispiace, ma dobbiamo parlare fuori dal coro. Non schierandoci con nessuno se non con la verità. Milano ha in comune, con le grandi metropoli l'annosa e irrisolta questione delle case popolari.Un diritto, quello dei meno abbienti, di avere un alloggio sociale, sembra diventato una chimera. Decine di migliaia le famiglie che l'hanno richiesta finora, una fila enorme. Pochissime quelle assegnate ogni anno. Tantissimi quelli che o non l'avranno mai o tra molto tempo.Poi i fenomeni di contorno: un canone che molti definiscono basso (ma se ciò sia vero occorrerebbe confrontarlo col reddito dell'inquilino), condizioni degli alloggi spesso pietose, senza manutenzione perchè non ci sono i soldi. Tanta morosità negli affitti, tante occupazioni abusive, alloggi in deroga concessi con modalità da sempre molto chiacchierate.I malumori di chi paga tutte le imposte perchè magari ha un reddito fisso, nei confronti di chi, lavorando in nero o avendo un lavoro autonomo, scavalca il primo pur pagando meno tasse del dovuto. I risentimenti degli italiani verso gli stranieri che spesso li sopravanzano in graduatoria e hanno la casa prima. Ma la vera mina vagante è la questione Rom. Se l'amministrazione è di centro destra, l'imperativo è: cacciarli. Ma l'Unione Europea ci ha condannati (giustamente) per violazione dei diritti umani . Se di centro sinistra : una politica di accoglienza che però ha dei prezzi amari: soldi per garantire strutture ai rom che stranamente arrivano prima di quelli destinati alle altre esigenze abitative dei residenti, paura per i campi sia per i quartieri adibiti a civili abitazioni che per le attività commerciali.
La cattiva politica (che abita dappertutto nei vari schieramenti) se ne approfitta per accampare scuse e per non risolvere i problemi. Si bada solo a soddisfare le pulsioni dei rispettivi elettorati, sperando di essere premiati alle prossime scadenze elettorali.
E' anche il fallimento della democrazia decentrata, per certi versi, in quanto è la dimostrazione che dal basso, nelle zone e nei comuni, i meccanismi di partecipazione non sono veramente efficienti e disgregano il tessuto democratico. Una guerra tra poveri, come tante, che nasce e si sviluppa nella capitale economica del Paese. Una vergogna, senza giustificazioni, perchè non vi sono ostacoli al libero esplicarsi delle prerogative di governo delle maggioranze che reggono le amministrazioni locali. Il sistema elettorale comunale è infatti unanimemente considerato come quello riuscito meglio, rispetto ad altri livelli istituzionali. Quindi non è un problema di governabilità ma di incapacità e di faziosità strumentale della classe politica e amministrativa locale. Le maggioranze si alternano ma tutte le scuse sono buone per non sistemare dal punto di vista abitativo tutti i cittadini bisognosi. Quello dei Rom è solo un pretesto per la polemica politica. Basterebbe copiare quanto fatto in altri paesi europei dove le problematiche del rapporto di questa comunità con il restante territorio sono state affrontate e risolte da anni.

giovedì 11 aprile 2013

AL VIA A MILANO IL PROCESSO PER L'AVVELENAMENTO DI UN FARMACISTA DA PARTE DI UN IMPRENDITORE DELL'AUTOTRASPORTO: IPOTESI INQUIETANTI AL VAGLIO DEI GIUDICI


Molti ricorderanno il fatto di cronaca che ebbe qualche tempo fa risonanza nazionale. L'anomalo omicidio, tramite avvelenamento, da parte di un imprenditore in difficoltà dell'”amico” farmacista.
La vicenda torna alla ribalta (lo testimonia l'articolo apparso ieri sulla cronaca milanese di Repubblica e che qui riportiamo) perchè è arrivato il momento dell'inizio del processo. Saranno i giudici a dirimere la questione e non sarà un compito facile. Certo, la linea difensiva dell'imprenditore scelta da parte dell'Avvocato Andrea Benzi, del Foro di Milano, se le gravi ipotesi che innanzitutto la Squadra Mobile ha avanzato (delitto consumatosi all'interno di un giro di usura in cui sono coinvolti anche pregiudicati appartenenti a clan mafiosi) saranno confermate dai giudici , non potrà non dipingere anche un preoccupante affresco delle condizioni nelle quali la piccola impresa oggi si trova a operare nel nostro Paese, in particolare al nord. L'imprenditore, Gianfranco Bona, era a capo di una impresa dell'autotrasporto che contava una ventina di dipendenti. Il nostro Sindacato, l'AGL, si è adoperato in prima persona, nei mesi scorsi, tramite accordi individuali stipulati in sede sindacale, affinchè per i lavoratori fosse garantita una uscita indolore dall'azienda ormai cessata e a rischio di fallimento. Una vicenda amarissima che dimostra come due questioni, pur da tempo all'ordine del giorno della polemica politica (le Pubbliche Amministrazioni che non saldano i propri debiti con le imprese fornitrici e il ruolo sconcertante da parte del sistema bancario nel creare più difficoltà possibili al sistema delle imprese e ai suoi lavoratori) irrisolte per mancanza di volontà da parte di chi ha governato finora il Paese, stanno mietendo vittime (pensiamo ai suicidi) tra imprenditori, professionisti e soprattutto i lavoratori e le loro famiglie che finiscono sul lastrico. In Italia si suol dire che il potere pubblico si muove tardi sulle situazioni più a rischio e solo quando ci scappa il morto. Ecco, qui non solo i morti ci sono da mesi ma abbiamo l'impressione che un po' tutti ci stiamo facendo l'abitudine. Non solo quindi un paese in decadenza per la crisi globale ma, purtroppo , un'Italia che sta sempre più sprofondando nell'indifferenza, nella violenza e nella barbarie. Inutile dire che se è la mafia l'unico prodotto italiano per il quale va a gonfie vele sia l'esportazione (valga a dimostrarlo l'ultimo libro di Saviano in cui si osserva che il modello italiano è sempre più il punto di riferimento per le più spietate cosche nel mondo) sia il mercato interno (assieme all'usura può entrare nelle vite di tutti, come questo fatto di cronaca conferma) allora sono in pericolo la convivenza civile e la democrazia. E significa pure che la spinta propulsiva delle vecchie associazioni anti mafia e anti usura forse si è esaurita e finalmente è arrivata l'ora che ogni partito, ogni sindacato (come noi dell'AGL), ogni organizzazione datoriale, ogni ordine professionale debba prendere in mano queste bandiere, senza più delegarle ad avanguardie solitarie.

domenica 24 marzo 2013

LOMBARDIA: NELL'ATTESA DEL NUOVO, AI LAVORATORI NON RESTA CHE PIANGERE

In Lombardia, da qualche settimana, c'è un nuovo governatore il quale , forse memore della lontana esperienza come Ministro del Lavoro, ha inaugurato il proprio mandato incontrando i dirigenti regionali della Triplice sindacale (alla faccia della novità). I quali, quasi sorpresi da tale apertura ed esposizione mediatica, non si sono risparmiati in complimenti ed apprezzamenti. Pur facendo presente che si aspettano da lui fondamentalmente soldi per tamponare l'emergenza sociale che, se andrà avanti di questo passo, rischia di mettere in discussione l'esistenza delle istituzioni nazionali e locali nonché degli stessi sindacati storici.
Qualche organo di stampa, evocando la consapevolezza che da sempre si ha a Milano di essere un po' il laboratorio di tutto quanto sa produrre di nuovo il Paese, ha cercato di personalizzare questa chance di ripresa, individuando le presunte punte di diamante, coloro che in un futuro lontano ricorderemo (speriamo!) essere stati protagonisti della salvezza. Un po' come quelle squadre che, avvicinandosi i mondiali, mettono in vetrina i loro campioni. Sappiamo però non essere infrequente che qualcuno di essi, alla fine della rassegna, deluda , a vantaggio, magari, di qualche altro protagonista che emerge all'improvviso da dietro le quinte. Una delle caratteristiche dei nostri tempi è l'assunzione dell'”impresa” quale bene assoluto. Una volta si era consapevoli che qualsiasi evoluzione non avrebbe potuto verificarsi senza un contributo determinante del mondo del lavoro, inteso come quello dei dipendenti (all'epoca gli atipici non erano diffusi come ora) . Oggi, addirittura, viene , consciamente o meno, identificato il mondo del lavoro e della produzione come costituito unicamente dalle imprese o dagli imprenditori. Il lavoro dipendente o precario viene percepito come una palla al piede, gente incapace di farsi da sé, che accampa solo diritti e si rifiuta di accettare doveri, che vuole essere mantenuta, appunto da chi produce e tira la carretta. Ne discende la svalutazione di tutti coloro che, ad esempio, dirigono i sindacati, conferendo eventualmente, piccoli riconoscimenti solo a quei sindacalisti più responsabili, disponibili al dialogo e al compromesso con quello che una volta si chiamava padronato. Il nostro non è ancora un paese straccione e non c'è dubbio che gran parte di coloro che compongono la classe dirigente imprenditoriale conservano un portamento e dei modi che ancora fanno intravvedere le tracce di quella che tempo fa si chiamava aristocrazia industriale. Sempre in Lombardia, anche la politica, più velocemente che altrove (siamo a Milano, no?) ha saputo cambiare volto (solo quello). L'attuale presidente ha ormai una lunga storia politica ed istituzionale e certe uscite ed episodi rivoluzionari sono solo un lontano ricordo. Sembrerebbe, quindi, uno schieramento pienamente all'altezza dei compiti che l'attendono. Ma qualcosa ci dice che questa è soltanto una speranza che ha poca possibilità di trasformarsi in realtà. Anche se nel salone i balli sono ripresi, l'iceberg si avvicina e i condottieri, per storia personale, non sono, ad una attenta analisi, così rassicuranti. Ad esempio un tratto che li accomuna è quello di essere dei superstiti della bufera che ha colpito i loro partiti e associazioni. E, come accade spesso, non sono sempre i migliori a sopravvivere ai disastri. Uno, ad esempio, è scampato a una mancata estinzione del proprio movimento, presente solo in una parte del paese e con obbiettivi perseguiti solo a parole ma lontani dal tradursi in fatti, dopo una ondata di scandali e sospetti di inquinamento ad opera della criminalità organizzata, dovendo fare fuori un capo vecchio, stanco e malato in fretta e furia, senza un convincente ricambio della classe dirigente. Tanto che il vecchio governatore , appartenente agli alleati/rivali, dopo vent'anni ha lasciato ma sarà difficile che il sistema di potere edificato lasci poi così libero di agire chi è subentrato. Un altro si è visto proiettato ai vertici della sua Associazione, pur , per sua ammissione, non possedendo i requisiti del leader carismatico, dopo la fine del mandato di una presidentessa tanto sensibile alle sirene politiche montiane quanto incapace di cogliere il tentativo, da parte del top manager della più grande industria italiana , solo per perseguire interessi del proprio gruppo, di delegittimare la ragion d'essere di quella storica associazione. Un altro di essi a sua volta subentrato , non di recente, non per meriti propri ma per tamponare il vuoto di un predecessore dimissionario coinvolto in scandali e vicende giudiziarie : Egli verrà ricordato solo per essere stato protagonista di un processo di unificazione delle confederazioni del commercio e dell'artigianato che ha prodotto un entità che oggi conta meno della somma degli addendi, categorie con le quali nessun governo ha mai stretto accordi in prima battuta ma ha solo e sempre chiesto la ratifica (irrefutabile) di intese già raggiunte con soggetti datoriali ben più potenti. Un altro ancora, fresco di nomina, è stato arruolato a causa dei problemi giudiziari dell'ex presidente relativi al periodo in cui egli era a capo di uno dei primi tre gruppi bancari del paese e oggi non trova di meglio che prenderci in giro dichiarando da una parte che vorrà banche indipendenti dalla politica e, subito dopo, che le stesse perseguiranno interessi sociali tramite le fondazioni (che tutti sappiamo essere il veicolo di influenza di certi partiti sulle banche stesse).
Tutti questi signori, rispettabilissimi, non ci spiegano però come sarà possibile, in queste condizioni, che la Lombardia abbia dallo Stato e dal Governo le risorse da redistribuire (seppur le promesse, alle parti sociali, sono state già fatte) e cosa intendano proporre, di nuovo, nelle relazioni sindacali, sempre che si sia convinti che un qualche contributo, dal mondo del lavoro, quello vero, sia necessario e desiderato. Poichè, forse non tutti se ne sono accorti, con questa storia della CGIL e della FIOM che dicono no a tutto (e bloccano qualsiasi modernità) da una parte e , dall'altra, che gli unici sindacati buoni (come gli indiani) sono quelli morti (ossia quelli che firmano con loro accordi in danno dei lavoratori) l'economia è ferma, i soldi non si vedono più, i giovani laureati emigrano e in mezzo rimangono lavoratori, famiglie e micro imprese con i mesi di vita contati. Se sono questi coloro a cui dovremo affidare la ripresa della Lombardia e dell'Italia allora potremo stare davvero freschi.

venerdì 22 marzo 2013

SABATO 23.3.2013, ORE 17, MILANO, IL SEGRETARIO GENERALE INCONTRA I LAVORATORI FILIPPINI

Domani, sabato 23.3.2013, alle ore 17, presso la sede AGL di Milano, il Segretario Generale dell'AGL Roberto Fasciani incontrerà i lavoratori e le lavoratrici filippine.

domenica 17 marzo 2013

DANIEL PLESEA: “INSIEME PER COSTRUIRE IL FUTURO DI TUTTI”

Saluto tutti i lavoratori del Commercio, del Turismo e dei Servizi della città e della provincia di Milano.
Vorrei presentarmi facendo cenno ad alcune mie importanti esperienze. Pur se relativamente giovane (36 anni) ho una lunga storia di lavoro in molti paesi d'Europa: Belgio, Germania, Francia, Olanda, Ungheria, Bulgaria, Russia, Moldavia, Turchia.
Ho sempre lavorato duramente e solo da poco tempo ho ritenuto fosse il momento di impegnarmi seriamente nel Sindacato. Allo scopo, soprattutto, di poter aiutare e difendere i lavoratori e , cosa più importante, di cercare di cambiare in maniera incisiva il sistema lavorativo e i processi di inserimento al lavoro.
In particolare , poi, non dobbiamo dimenticare che il mondo del lavoro vede ormai una altrettanto importante presenza sia degli uomini che delle donne.
E tutto ciò in una fase di crisi senza precedenti che richiede, ancor più di ieri, la capacità di creare rapporti, collegamenti, sinergie tra tutti gli ambiti produttivi coinvolti.
Ogni parte del mondo del lavoro ha la sua importanza per la nostra crescita economica e per il benessere delle famiglie.
Per questo motivo la mia Federazione cercherà di intervenire con pari forza e incisività in tutti questi settori, nessuno escluso.
Ho intravvisto in quanto fatto fin d'ora dall'AGL proprio questa mia tensione e ciò mi ha convinto ad accettare senza riserve e con entusiasmo la loro proposta che io mi impegnassi con tutto me stesso nell'attività di dirigente sindacale a tempo pieno.
Ho nella mia vita operato nei più vari campi (dal Turismo ai Lapidei) acquisendo numerose specializzazioni professionali . Questa concreta esperienza , indispensabile a mio parere per poter essere un buon sindacalista, sarà senz'altro fondamentale per far crescere il mio gruppo dirigente e la presenza dell'ALCAMS-AGL nelle Aziende. Metterò a disposizione di tutti il mio vissuto.
Mi aspetto di incontrarvi presto di persona e sono a vostra disposizione per affrontare e risolvere insieme ogni problema lavorativo, operando con rispetto per tutti i lavoratori e le Aziende di tutti i rami del nostro settore.

DANIEL PLESEA
Segretario Provinciale di Milano dell'ALCAMS-AGL